mercoledì 11 gennaio 2017

La domenica a San Telmo

La domenica a San Telmo fanno una feria dell'artigianato e dell'antiquariato che attira soprattutto i turisti.
Gli avventori, soprattutto brasiliani ma anche italiani, francesi e tedeschi si aggiravano per Calle Defensa e Plaza Dorrego attirati non solo dagli oggetti e artefatti in vendita ma anche dagli artisti di strada, musicisti che suonavano classici del tango, prestigiatori. C'era un anziano dal sorriso di teflon, vestito alla Gardel, che suonava di tanto in tanto con la chitarra o metteva dischi del leggendario artista franco-argentino mentre si faceva fotografare con i turisti sempre a caccia di selfies.
Ho camminato per ore ed ammirato gli artefatti della creatività argentina. Da un orafo che lavorava argento e alpaca mi sono fatta dire i nomi di quasi tutte le pietre che aveva sul banco; nomi che inmancabilmente dimenticavo dopo 5 minuti; lui me li ridiceva senza battere ciglio. Mi ha raccontato che per arrivare a Buenos Aires gli ci era voluto un viaggio di cinque ore da Rio Negros. Una ragazza che era di qua e aveva fatto l'Accademia d'arte si era inventata dei gioielli fatti con pezzi di matita, foglie secche, resina e pezzi di giornale. Un altra aveva creato animaletti da appendere utilizzando zucche o semi della giungla e aggiungendo ali e arti con fil di ferro ricoperto di cotone colorato. Molti vendevano prodotti fatti di cuoio: ho finalmente trovato la cintura che cercavo da tempo.
C'erano quadri, fotografie, oggetti di ceramica che avrei comprato volentieri se non mi dovessi preoccupare dello spazio limitato che ho nello zaino.
Un fotografo ironico e geniale, che si chiama Gaston Tomasetig mi ha raccontato orgoglioso le sue origini friulane, oltretutto in un ottimo italiano. Mi diceva " io amo Pasolini e amo Tarkowsky", mi sarebbe piaciuto chiacchierare più a lungo ma era li evidentemente per lavorare.
La sera sono poi andata a vedere uno spettacolo di tango con Nora Bilous al Caffè Tortoni. Fondato nel 1858 é un pezzo di storia della città. Qui sono passati intellettuali e artisti di diverse epoche. Persino Luigi Pirandello, che era venuto a Buenos Aires in tour per una delle sue produzioni teatrali. Oltre alla sua foto nel caffè, il giorno dopo ho visto anche un suo busto nel parco della Recoletta, donato dalla comunità siciliana alla città.
Al tavolo che mi hanno assegnato nella piccola sala, prima che lo spettacolo cominciasse, ho conosciuto una coppia che veniva da Vancouver e  Monica Fazzini, una scrittrice di testi di tango che mi ha raccontato delle sue origini italiane. Lei era li in quanto amica della cantante. Mi é sembrata una donna molto interessante ma non ho potuto parlare molto con lei perché dovevo fare un po da interprete tra lei e i canadesi. Cercherò i suoi testi.




All' uscita dal caffè i due consierge che erano alla porta mi chiedono se ballo tango. Alla mia negativa si offrono di darmi lezioni, quando io decida di imparare.
La sera dopo faccio compagnia a Vanya, la bulgara conosciuta in ostello, che voleva andare appunto ad una classe di tango in un posto che gli era stato suggerito da argentini conosciuti in Uruguay.
La Catedral del Tango non ha vetrate in stile Liberty, né reperti preziosi. Ma il posto sembra molto genuino. É un ex deposito riconvertito. L' aria é più da centro sociale occupato. L' insegnante, un cinquantenne dai capelli neri, lunghi, raccolti in una coda e l'aria di chi ne avrà prese di donne e di calpestate, ogni tanto abbandona la pista per cambiare la musica. Vanya mi dice che forse lui é il famoso Indio, una legenda del circuito tanghero della capitale.
Quando al bar chiedo una limonata il barista rock & roll mi guarda un pó così, poi é onesto e mi dice  che l'unico limone che avevano al tagliarlo é uscito rinsecchito e mi suggerisce di cambiare per un acqua tonica, così passo la serata bevendo l' ennesima Paso de los Toros mentre seduta ad un tavolo ammiro le capacità e le insicurezze dei provetti ballerini. Neanche Vanya scende in pista ma ci divertiamo lo stesso e siamo contente di esserci venute,  visto che all'inizio prima di entrare avevamo titubato perché ci sembrava ci fossero quattro gatti. Dopotutto é un lunedì sera ed in seconda serata viene fuori un duo di chitarristi molto bravi che ci suona il suo repertorio di forse 5 cinque canzoni e poi ci saluta. All' ostello torniamo con un autobus che va anche di notte: non dorme mai la città.

domenica 8 gennaio 2017

Di ritorno a Buenos Aires: San Telmo

Ritorno prima del previsto a Buenos Aires e mi alloggio nel quartiere di San Telmo. Qui le facciate di molti palazzi e gli antichi caffè mi riportano ad un immagine romantica e letteraria che ho della città. Pranzo nel caffè La Poesia, dove le foto di famosi scrittori argentini, e non solo, e le poesie incorniciate sulle pareti fanno pensare ad un epoca di fervore letterario. Questo caffè fu aperto nel 1982 e negli anni 80 divenne la sede di incontro per scrittori ed intellettuali che celebravano qui il ritorno alla democrazia. Anche il piano che ha suonato antichi tanghi é degli anni venti. La poesia scritta dal poeta uruguaiano Horacio Ferrer, noto soprattutto per aver scritto i testi di alcuni tanghi di Astor Piazzola, testimonia un incontro d'amore avvenuto qui con la sua Lulu.



Passo il sabato pomeriggio a passeggiare per San Telmo, tra i negozietti alternativi, il mercato di antiquariato ed i turisti del fine settimana.





La sera invece vado a mangiare insieme ad una bulgara che ho conosciuto in ostello nel Bar El Federal, fondato nel 1864. La serata scorre veloce mentre chiacchieriamo, ammiriamo il bancone in stile liberty ed ascoltiamo una vecchia signora, che per rimediare qualche spicciolo canta un paio di tanghi. L'atmosfera é nostalgica e rilassata tra la gente del quartiere ed i pochi turisti. Sará perché é un orario argentino per cenare. O forse per il forte temporale estivo che va avanti per un paio d'ore, mentre accompagnamo il piatto di ravioli con un buon malbec.
All' una e mezza tutti a nanna.

No, non è che ci siamo scolate questi bottiglioni. Fanno parte dell'arredo del bancone. Qui le bottiglie di Fernet Branca e di Cynar non mancano mai. La cosa piu strana é che il Fernet é molto popolare soprattutto tra i giovani, che lo bevono mischiato alla Coca Cola. Alcuni mi hanno detto che é la loro bevanda nazionale, dopo il mate naturalmente.

lunedì 2 gennaio 2017

La Cumbre


Dopo i giorni  di caldo estenuante di Cordoba stamattina mi sono svegliata che erano quasi le dieci. Non so da quanto tempo non mi capitava di svegliarmi cosí tardi. Era bello dormire sotto la copertina al fresco della sierra cordobese.
La Cumbre é una destinazione turistica soprattutto per appassionati di parapendìo e paracadutismo, specialmente da quando nel 1994 ospitó il campionato mondiale di paracadutismo ed in seguito Andy Hediger, un campione mondiale, si é stabilito qui. Ho sentito infatti accento americano tra gli ospiti di uno dei due unici ristoranti aperti il primo di gennaio, quando sono arrivata.
Mariana, la donna che lavora nell' Hostel La Cumbre,  mi racconta che questo é un posto fondato dagli inglesi e che da quando hanno aperto un campo da golf la clientela é diventata sempre piú esclusiva. A noi gente del posto, mi dice, ci chiamano Los negros. In una delle case in cui va a fare le pulizie parlano tra loro esclusivamente in inglese e alle 5 si celebra religiosamente l'appuntamento con il te, a cui nessuno della famiglia puo mancare. Questi sono inglesi di altri tempi che oggi giorno sará difficile trovare, dico io, in Inghilterra. Si sono portati dietro le abitudini dei propri avi e nel rispetto di quelle tradizioni si sentono probabilmente a casa. E non ostante siano immigrati, o colonizzatori, di seconda o terza generazione parlano ancora inglese tra loro. La Cumbre si aggiunge allora alla lista dei non-luoghi sparsi per la terra.