La domenica a San Telmo fanno una feria dell'artigianato e dell'antiquariato che attira soprattutto i turisti.
Gli avventori, soprattutto brasiliani ma anche italiani, francesi e tedeschi si aggiravano per Calle Defensa e Plaza Dorrego attirati non solo dagli oggetti e artefatti in vendita ma anche dagli artisti di strada, musicisti che suonavano classici del tango, prestigiatori. C'era un anziano dal sorriso di teflon, vestito alla Gardel, che suonava di tanto in tanto con la chitarra o metteva dischi del leggendario artista franco-argentino mentre si faceva fotografare con i turisti sempre a caccia di selfies.
Ho camminato per ore ed ammirato gli artefatti della creatività argentina. Da un orafo che lavorava argento e alpaca mi sono fatta dire i nomi di quasi tutte le pietre che aveva sul banco; nomi che inmancabilmente dimenticavo dopo 5 minuti; lui me li ridiceva senza battere ciglio. Mi ha raccontato che per arrivare a Buenos Aires gli ci era voluto un viaggio di cinque ore da Rio Negros. Una ragazza che era di qua e aveva fatto l'Accademia d'arte si era inventata dei gioielli fatti con pezzi di matita, foglie secche, resina e pezzi di giornale. Un altra aveva creato animaletti da appendere utilizzando zucche o semi della giungla e aggiungendo ali e arti con fil di ferro ricoperto di cotone colorato. Molti vendevano prodotti fatti di cuoio: ho finalmente trovato la cintura che cercavo da tempo.
C'erano quadri, fotografie, oggetti di ceramica che avrei comprato volentieri se non mi dovessi preoccupare dello spazio limitato che ho nello zaino.
Un fotografo ironico e geniale, che si chiama Gaston Tomasetig mi ha raccontato orgoglioso le sue origini friulane, oltretutto in un ottimo italiano. Mi diceva " io amo Pasolini e amo Tarkowsky", mi sarebbe piaciuto chiacchierare più a lungo ma era li evidentemente per lavorare.
La sera sono poi andata a vedere uno spettacolo di tango con Nora Bilous al Caffè Tortoni. Fondato nel 1858 é un pezzo di storia della città. Qui sono passati intellettuali e artisti di diverse epoche. Persino Luigi Pirandello, che era venuto a Buenos Aires in tour per una delle sue produzioni teatrali. Oltre alla sua foto nel caffè, il giorno dopo ho visto anche un suo busto nel parco della Recoletta, donato dalla comunità siciliana alla città.
Al tavolo che mi hanno assegnato nella piccola sala, prima che lo spettacolo cominciasse, ho conosciuto una coppia che veniva da Vancouver e Monica Fazzini, una scrittrice di testi di tango che mi ha raccontato delle sue origini italiane. Lei era li in quanto amica della cantante. Mi é sembrata una donna molto interessante ma non ho potuto parlare molto con lei perché dovevo fare un po da interprete tra lei e i canadesi. Cercherò i suoi testi.
All' uscita dal caffè i due consierge che erano alla porta mi chiedono se ballo tango. Alla mia negativa si offrono di darmi lezioni, quando io decida di imparare.
La sera dopo faccio compagnia a Vanya, la bulgara conosciuta in ostello, che voleva andare appunto ad una classe di tango in un posto che gli era stato suggerito da argentini conosciuti in Uruguay.
La Catedral del Tango non ha vetrate in stile Liberty, né reperti preziosi. Ma il posto sembra molto genuino. É un ex deposito riconvertito. L' aria é più da centro sociale occupato. L' insegnante, un cinquantenne dai capelli neri, lunghi, raccolti in una coda e l'aria di chi ne avrà prese di donne e di calpestate, ogni tanto abbandona la pista per cambiare la musica. Vanya mi dice che forse lui é il famoso Indio, una legenda del circuito tanghero della capitale.
Quando al bar chiedo una limonata il barista rock & roll mi guarda un pó così, poi é onesto e mi dice che l'unico limone che avevano al tagliarlo é uscito rinsecchito e mi suggerisce di cambiare per un acqua tonica, così passo la serata bevendo l' ennesima Paso de los Toros mentre seduta ad un tavolo ammiro le capacità e le insicurezze dei provetti ballerini. Neanche Vanya scende in pista ma ci divertiamo lo stesso e siamo contente di esserci venute, visto che all'inizio prima di entrare avevamo titubato perché ci sembrava ci fossero quattro gatti. Dopotutto é un lunedì sera ed in seconda serata viene fuori un duo di chitarristi molto bravi che ci suona il suo repertorio di forse 5 cinque canzoni e poi ci saluta. All' ostello torniamo con un autobus che va anche di notte: non dorme mai la città.
Viaggio Al Sud
mercoledì 11 gennaio 2017
domenica 8 gennaio 2017
Di ritorno a Buenos Aires: San Telmo
Ritorno prima del previsto a Buenos Aires e mi alloggio nel quartiere di San Telmo. Qui le facciate di molti palazzi e gli antichi caffè mi riportano ad un immagine romantica e letteraria che ho della città. Pranzo nel caffè La Poesia, dove le foto di famosi scrittori argentini, e non solo, e le poesie incorniciate sulle pareti fanno pensare ad un epoca di fervore letterario. Questo caffè fu aperto nel 1982 e negli anni 80 divenne la sede di incontro per scrittori ed intellettuali che celebravano qui il ritorno alla democrazia. Anche il piano che ha suonato antichi tanghi é degli anni venti. La poesia scritta dal poeta uruguaiano Horacio Ferrer, noto soprattutto per aver scritto i testi di alcuni tanghi di Astor Piazzola, testimonia un incontro d'amore avvenuto qui con la sua Lulu.
Passo il sabato pomeriggio a passeggiare per San Telmo, tra i negozietti alternativi, il mercato di antiquariato ed i turisti del fine settimana.
La sera invece vado a mangiare insieme ad una bulgara che ho conosciuto in ostello nel Bar El Federal, fondato nel 1864. La serata scorre veloce mentre chiacchieriamo, ammiriamo il bancone in stile liberty ed ascoltiamo una vecchia signora, che per rimediare qualche spicciolo canta un paio di tanghi. L'atmosfera é nostalgica e rilassata tra la gente del quartiere ed i pochi turisti. Sará perché é un orario argentino per cenare. O forse per il forte temporale estivo che va avanti per un paio d'ore, mentre accompagnamo il piatto di ravioli con un buon malbec.
All' una e mezza tutti a nanna.
No, non è che ci siamo scolate questi bottiglioni. Fanno parte dell'arredo del bancone. Qui le bottiglie di Fernet Branca e di Cynar non mancano mai. La cosa piu strana é che il Fernet é molto popolare soprattutto tra i giovani, che lo bevono mischiato alla Coca Cola. Alcuni mi hanno detto che é la loro bevanda nazionale, dopo il mate naturalmente.
lunedì 2 gennaio 2017
La Cumbre
Dopo i giorni di caldo estenuante di Cordoba stamattina mi sono svegliata che erano quasi le dieci. Non so da quanto tempo non mi capitava di svegliarmi cosí tardi. Era bello dormire sotto la copertina al fresco della sierra cordobese.
La Cumbre é una destinazione turistica soprattutto per appassionati di parapendìo e paracadutismo, specialmente da quando nel 1994 ospitó il campionato mondiale di paracadutismo ed in seguito Andy Hediger, un campione mondiale, si é stabilito qui. Ho sentito infatti accento americano tra gli ospiti di uno dei due unici ristoranti aperti il primo di gennaio, quando sono arrivata.
Mariana, la donna che lavora nell' Hostel La Cumbre, mi racconta che questo é un posto fondato dagli inglesi e che da quando hanno aperto un campo da golf la clientela é diventata sempre piú esclusiva. A noi gente del posto, mi dice, ci chiamano Los negros. In una delle case in cui va a fare le pulizie parlano tra loro esclusivamente in inglese e alle 5 si celebra religiosamente l'appuntamento con il te, a cui nessuno della famiglia puo mancare. Questi sono inglesi di altri tempi che oggi giorno sará difficile trovare, dico io, in Inghilterra. Si sono portati dietro le abitudini dei propri avi e nel rispetto di quelle tradizioni si sentono probabilmente a casa. E non ostante siano immigrati, o colonizzatori, di seconda o terza generazione parlano ancora inglese tra loro. La Cumbre si aggiunge allora alla lista dei non-luoghi sparsi per la terra.
sabato 31 dicembre 2016
Córdoba
Córdoba é una cittá al centro dell' Argentina ricca di storia e di palazzi dei primi del novecento che sono stati per lo piú lasciati alla mercé dell' abbandono. La combinazione dei vecchi palazzi e dei nuovi complessi multilivello lascia pochi dubbi su chi vincerá il giudizio estetico dei posteri.
Per fortuna i consigli comunali degli ultimi anni si sono resi conto dello scempio che si stava commettendo per cui i nuovi complessi sono stati costruiti con la premessa di restaurare e lasciare intatte le vecchie facciate francesizzate dei palazzi costruiti dagli immigrati italiani, francesi e spagnoli che sono stati la manodopera a basso costo della elite del secolo scorso.
Tutto questo e molto dippiú mi racconta Sebastian, la guida turistica con cui esploro la cittá in un percorso che ci porta dal Paseo del Buen Pastor alla Nuova Córdoba fino al quartiere Jesuitico.
La storia di Córdoba piú antica é legata anche qui a quella della Compagnia di Gesú che qui fondó la prima universitá di Argentina. La manzana (quartiere) jesuitica é stata restaurata e dichiarata patrimonio mondiale dell' umanitá da parte dell'Unesco nel 2000. Dei diversi complessi ecclesiastici che si possono visitare per me il piú impressionante é la chiesa della Compagnia di Gesú, costruita tra il 1645 e il 1671 dal padre fiammingo Philippe Lamaire. Il soffitto ha la forma della conca di una nave capovolta. Lamaire era un costruttore di navi. L' altare é un trionfo di barocco spagnolo.
Nei giorni che passo qui le chiese del centro sono spesso un rifugio di pace e di frescura dal caldo incessante dell'entroterra. Qui tutto é arsura, asfalto e negozi. Centinaia, forse migliaia di negozi di scarpe e vestiti sulle strade pedonali del centro affollate di gente che fa shopping.
Mi rifugio volentieri nei musei che sono spesso allocati in magnifici palazzi. Il piú bello é il museo superiore di belle arti nel palacio Ferreyra, un edificio in stile neoclassico che testimonia di un favoloso passato della cittá, quando i nuovi ricchi imitavano quanto di piú esclusivo e bello veniva da Parigi. In particolare mi colpisce la sala che espone opere di Carlos Alonso, con le sue serie di pitture intitolate Amanecer Argentino e Manos anònimas; una ricerca visuale negli abissi dell' ultima dittatura militare.
Provo a visitare anche il museo della memoria, che si trova al lato della cattedrale e della plaza San Martin, ma purtroppo é chiuso per rifacimenti, cosí resto per qualche tempo a contemplare l'assenza, il vuoto lasciato dai desaparecidos. L'edificio é al lato del Cabildo e della Cattedrale; non é difficile immaginare che le urla dei torturati arrivassero fino a lá e che chi occupava quei palazzi non potesse non sapere cosa stesse accadendo in quel luogo di morte. Difficile immaginare che questa strada rischiarata dal sole cocente di dicembre fosse fino a quache decennio fá l'antrone di accesso alla barbarie umana.
Per fortuna i consigli comunali degli ultimi anni si sono resi conto dello scempio che si stava commettendo per cui i nuovi complessi sono stati costruiti con la premessa di restaurare e lasciare intatte le vecchie facciate francesizzate dei palazzi costruiti dagli immigrati italiani, francesi e spagnoli che sono stati la manodopera a basso costo della elite del secolo scorso.
Tutto questo e molto dippiú mi racconta Sebastian, la guida turistica con cui esploro la cittá in un percorso che ci porta dal Paseo del Buen Pastor alla Nuova Córdoba fino al quartiere Jesuitico.
La storia di Córdoba piú antica é legata anche qui a quella della Compagnia di Gesú che qui fondó la prima universitá di Argentina. La manzana (quartiere) jesuitica é stata restaurata e dichiarata patrimonio mondiale dell' umanitá da parte dell'Unesco nel 2000. Dei diversi complessi ecclesiastici che si possono visitare per me il piú impressionante é la chiesa della Compagnia di Gesú, costruita tra il 1645 e il 1671 dal padre fiammingo Philippe Lamaire. Il soffitto ha la forma della conca di una nave capovolta. Lamaire era un costruttore di navi. L' altare é un trionfo di barocco spagnolo.
Nei giorni che passo qui le chiese del centro sono spesso un rifugio di pace e di frescura dal caldo incessante dell'entroterra. Qui tutto é arsura, asfalto e negozi. Centinaia, forse migliaia di negozi di scarpe e vestiti sulle strade pedonali del centro affollate di gente che fa shopping.
Mi rifugio volentieri nei musei che sono spesso allocati in magnifici palazzi. Il piú bello é il museo superiore di belle arti nel palacio Ferreyra, un edificio in stile neoclassico che testimonia di un favoloso passato della cittá, quando i nuovi ricchi imitavano quanto di piú esclusivo e bello veniva da Parigi. In particolare mi colpisce la sala che espone opere di Carlos Alonso, con le sue serie di pitture intitolate Amanecer Argentino e Manos anònimas; una ricerca visuale negli abissi dell' ultima dittatura militare.
Provo a visitare anche il museo della memoria, che si trova al lato della cattedrale e della plaza San Martin, ma purtroppo é chiuso per rifacimenti, cosí resto per qualche tempo a contemplare l'assenza, il vuoto lasciato dai desaparecidos. L'edificio é al lato del Cabildo e della Cattedrale; non é difficile immaginare che le urla dei torturati arrivassero fino a lá e che chi occupava quei palazzi non potesse non sapere cosa stesse accadendo in quel luogo di morte. Difficile immaginare che questa strada rischiarata dal sole cocente di dicembre fosse fino a quache decennio fá l'antrone di accesso alla barbarie umana.
martedì 27 dicembre 2016
Iguazú in guaraní significa acque grandi
Il resto lo lascio ai versi trovati lungo il sentiero del poeta argentino Alfonso Ricciutto.
Maravilla natural Garganta del Diablo
Permite que tu alma sea saciada
con la belleza impar de este paisaje
que aunque el mundo recorras en tu vida
nunca podras hallar, como esto, nada
el bien y el mal dinámico y cambiante
encontrarás aquí desde su nombre
lleva en tu humilde corazòn de hombre
un mensaje verídico y constante
medita y siente la emoción profunda
contemplando el vibrante paroxismo
que de brumas eternas se circunda
No intentes describirlo con tu voz
solo inclina la frente antes este abismo
que es el espejo de la palabra Dios.
Le missioni gesuitiche argentine e paraguaiane
Sulla rotta verso Puerto Iguazú mi fermo a San Ignacio Mini, il sito meglio preservato delle missioni gesuitiche che rimangono sul territorio argentino. Arrivata a San Ignacio mi faccio portare dal taxi direttamente all' Adventure Hostel. Quando vedo il bel giardino con piscina ed amache appese agli alberi non ho dubbi che in questo posto avrò il tempo di rilassarmi per qualche giorno.
Nel pomeriggio ho appuntamento con le francesi che vengono solo per un giorno per visitare le rovine e devono ritornare in serata a Posadas. Sarei rimasta volentieri a farmi una siesta sull'amaca e avrei potuto visitare le rovine più tardi, ma un appuntamento é un appuntamento. Cosi andiamo a vedere San Ignacio Mini sotto il sole delle due del pomeriggio. Il biglietto dovrebbe includere anche una visita guidata ma il personale non ha tanta voglia di lavorare e la visita finisce per essere indipendente. Per fortuna il museo annesso offre ampie informazioni sull' esperimento compiuto dai gesuiti in queste terre. Il loro approccio non é di cambiare completamente le credenze dei guaraní ma di sostituire gradualmente il Dio cristiano al Tupá creatore del mondo a cui essi credono e di educarli attraverso laboratori di arti plastiche e musica e la costruzione di missioni che includono una chiesa, una piazza principale per le sfilate militari e le processioni ed intorno delle case destinate alle famiglie guaraní. In cambio dell' evangelizzazione e assoggettamento all'autorità gesuita i guaraní ottengono un miglioramento delle condizioni di vita, un istruzione e soprattutto protezione dalle incursioni di bande schiaviste provenienti da Sao Paulo (paoliste) in cerca di schiavi per i conquistadores portoghesi e spagnoli.
L'esperimento gesuita si interrompe nel 1767 quando la Corona spagnola ordina lo scioglimento della Compagnia di Gesù e la loro messa al bando e dispersione.
Quello che rimane a testimoniare l'incontro tra queste due culture cosi lontane é l' arte meticcia in cui il barocco in voga all'epoca in Europa si mischia con l'arte guaraní. Gli elementi decorativi sono presi direttamente dalla selva. Un esempio è il fiore della passiflora, che in spagnolo si chiama pasionaria, per rappresentare la passione di Cristo.
Il giorno dopo vado a visitare le missioni del Paraguay, quella di Santissima Trinidad e di Jesus Taravangué che per essere posteriori e per i materiali distinti utilizzati si presentano oggi meglio conservate. Tavarangué in guaraní significa: quello che avrebbe potuto essere. Questa missione non fu mai completata; alla espulsione dei gesuiti seguì la fuga e dispersione della comunità guaraní che fu gradualmente dispersa o finí al servizio dei conquistadores. Oggi giorno il guaraní é riconosciuto in Paraguay come lingua ufficiale insieme allo spagnolo.
giovedì 22 dicembre 2016
21 Dicembre: Solstizio d'Estate
Dopo aver provato senza successo dalle sei e mezza del mattino a fare l' escursione in barca nella laguna mi rassegno a partire verso Posadas.
Il viaggio sulla strada di terra rossa e fangosa é un avventura che farebbe felice mio fratello Michele. Io dopo due ore di musica cumbia scenderei volentieri per mettermi al fresco sotto uno degli abeti che punteggiano i campi ad ascoltare le cicale, insieme alle mucche ed ai cavalli che sembrano felici; penso piú felici di quelli che affollano le megastalle europee.
Ad un crocevia due gauchos stanno bruciando l' erba sul bordo di un rancio. Non faccio in tempo a scattargli una foto; ad ogni modo nella macchina traballante dubito sarei riuscita a metterli a fuoco. Ma mi piacciono i loro cappelli neri di falda larga ed i loro cinturoni di cuoio e tessuto colorato, lavorato dagli artigiani locali, i loro stivali di cuoio che saranno caldi sotto questo sole, ma necessari per lavorare con il bestiame nei campi.
Nelle quattro ore di viaggio lungo questa strada adatta a cavalli e trattori in nessun punto il filo spinato smette di delimitare il territorio tra un rancio immenso e l'altro. Solo gli ibis, gli aironi argentati, i falchi e gli innumerevoli altri uccellini che si liberano in volo al passaggio del fuoristrada possono ignorare questi confini imposti dall'uomo. In alcuni pantani i cavalli sguazzano lucenti sotto il sole nelle acque fertili, assorti nei loro giochi o forse nei loro rituali amorosi.
Alla cumbia si alterna il chamamé, che é la musica del Nord-Est argentino, ma io nel mio immaginario turistico avrei preferito un tango di Piazzolla come colonna sonora a questo paesaggio da cartolina argentina.
Posada é una cittadina della provincia di Missiones che costeggia il Rio Paraná, dall'altra parte del fiume si vede il Paraguay. Nelle strade grandi i miei piedi, nei sandali ancora sporchi di fango rosso, hanno giá nostalgia delle strade argillose dell' Esteros de Iberá; dei cavalli che pascolavano liberi lungo i bordi; dei cinguettii rumorosi che al tramonto erano presto sostituiti dai crá crá delle rane; del cicaleccio stridente di cicale che arrancavano come motoseghe nel pomeriggio estivo.
Con Coraline e sua madre ci rincontriamo sulla Costaneda, il lungofiume trafficato dai locali che approfittano del fresco della sera per correre o per mangiare gelato a chili, in coppe di polistirolo che da noi si userebbero per portarsi il gelato a casa. Anche le porzioni di gelato qui sono grandi.
Il viaggio sulla strada di terra rossa e fangosa é un avventura che farebbe felice mio fratello Michele. Io dopo due ore di musica cumbia scenderei volentieri per mettermi al fresco sotto uno degli abeti che punteggiano i campi ad ascoltare le cicale, insieme alle mucche ed ai cavalli che sembrano felici; penso piú felici di quelli che affollano le megastalle europee.
Ad un crocevia due gauchos stanno bruciando l' erba sul bordo di un rancio. Non faccio in tempo a scattargli una foto; ad ogni modo nella macchina traballante dubito sarei riuscita a metterli a fuoco. Ma mi piacciono i loro cappelli neri di falda larga ed i loro cinturoni di cuoio e tessuto colorato, lavorato dagli artigiani locali, i loro stivali di cuoio che saranno caldi sotto questo sole, ma necessari per lavorare con il bestiame nei campi.
Nelle quattro ore di viaggio lungo questa strada adatta a cavalli e trattori in nessun punto il filo spinato smette di delimitare il territorio tra un rancio immenso e l'altro. Solo gli ibis, gli aironi argentati, i falchi e gli innumerevoli altri uccellini che si liberano in volo al passaggio del fuoristrada possono ignorare questi confini imposti dall'uomo. In alcuni pantani i cavalli sguazzano lucenti sotto il sole nelle acque fertili, assorti nei loro giochi o forse nei loro rituali amorosi.
Alla cumbia si alterna il chamamé, che é la musica del Nord-Est argentino, ma io nel mio immaginario turistico avrei preferito un tango di Piazzolla come colonna sonora a questo paesaggio da cartolina argentina.
Posada é una cittadina della provincia di Missiones che costeggia il Rio Paraná, dall'altra parte del fiume si vede il Paraguay. Nelle strade grandi i miei piedi, nei sandali ancora sporchi di fango rosso, hanno giá nostalgia delle strade argillose dell' Esteros de Iberá; dei cavalli che pascolavano liberi lungo i bordi; dei cinguettii rumorosi che al tramonto erano presto sostituiti dai crá crá delle rane; del cicaleccio stridente di cicale che arrancavano come motoseghe nel pomeriggio estivo.
Con Coraline e sua madre ci rincontriamo sulla Costaneda, il lungofiume trafficato dai locali che approfittano del fresco della sera per correre o per mangiare gelato a chili, in coppe di polistirolo che da noi si userebbero per portarsi il gelato a casa. Anche le porzioni di gelato qui sono grandi.
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