sabato 31 dicembre 2016

Córdoba

Córdoba é una cittá al centro dell' Argentina ricca di storia e di palazzi dei primi del novecento che sono stati per lo piú lasciati alla mercé dell' abbandono. La combinazione dei vecchi palazzi e dei nuovi complessi multilivello lascia pochi dubbi su chi vincerá il giudizio estetico dei posteri.
Per fortuna i consigli comunali degli ultimi anni si sono resi conto dello scempio che si stava commettendo per cui i nuovi complessi sono stati costruiti con la premessa di restaurare e lasciare intatte le vecchie facciate francesizzate dei palazzi costruiti dagli immigrati italiani, francesi e spagnoli che sono stati la manodopera a basso costo della elite del secolo scorso.
Tutto questo e molto dippiú mi racconta Sebastian, la guida turistica con cui esploro la cittá in un percorso che ci porta dal Paseo del Buen Pastor alla Nuova Córdoba fino al quartiere Jesuitico.
La storia di Córdoba piú antica é legata anche qui a quella della Compagnia di Gesú che qui fondó la prima universitá di Argentina. La manzana (quartiere) jesuitica é stata restaurata e dichiarata patrimonio mondiale dell' umanitá da parte dell'Unesco nel 2000. Dei diversi complessi ecclesiastici che si possono visitare per me il piú impressionante é la chiesa della Compagnia di Gesú, costruita tra il 1645 e il 1671 dal padre fiammingo Philippe Lamaire. Il soffitto ha la forma della conca di una nave capovolta. Lamaire era un costruttore di navi. L' altare é un trionfo di barocco spagnolo.



Nei giorni che passo qui le chiese del centro sono spesso un rifugio di pace e di frescura dal caldo incessante dell'entroterra. Qui tutto é arsura, asfalto e negozi. Centinaia, forse migliaia di negozi di scarpe e vestiti sulle strade pedonali del centro affollate di gente che fa shopping.
Mi rifugio volentieri nei musei che sono spesso allocati in magnifici palazzi. Il piú bello é il museo superiore di belle arti nel palacio Ferreyra, un edificio in stile neoclassico che testimonia di un favoloso passato della cittá, quando i nuovi ricchi imitavano quanto di piú esclusivo e bello veniva da Parigi. In particolare mi colpisce la sala che espone opere di Carlos Alonso, con le sue serie di pitture intitolate Amanecer Argentino e Manos anònimas; una ricerca visuale negli abissi dell' ultima dittatura militare.
Provo a visitare anche il museo della memoria, che si trova al lato della cattedrale e della plaza San Martin, ma purtroppo é chiuso per rifacimenti, cosí resto per qualche tempo a contemplare l'assenza, il vuoto lasciato dai desaparecidos. L'edificio é al lato del Cabildo e della Cattedrale; non é difficile immaginare che le urla dei torturati arrivassero fino a lá e che chi occupava quei palazzi non potesse non sapere cosa stesse accadendo in quel luogo di morte. Difficile immaginare che questa strada rischiarata dal sole cocente di dicembre fosse fino a quache decennio fá l'antrone di accesso alla barbarie umana.



martedì 27 dicembre 2016

Iguazú in guaraní significa acque grandi

Il resto lo lascio ai versi trovati lungo il sentiero del poeta argentino Alfonso Ricciutto.

Maravilla natural Garganta del Diablo

Permite que tu alma sea saciada
con la belleza impar de este paisaje
que aunque el mundo recorras en tu vida
nunca podras hallar, como esto, nada

el bien y el mal dinámico y cambiante
encontrarás aquí desde su nombre
lleva en tu humilde corazòn de hombre
un mensaje verídico y constante

medita y siente la emoción profunda
contemplando el vibrante paroxismo
que de brumas eternas se circunda

No intentes describirlo con tu voz
solo inclina la frente antes este abismo
que es el espejo de la palabra Dios.











Le missioni gesuitiche argentine e paraguaiane

Sulla rotta verso Puerto Iguazú mi fermo a San Ignacio Mini, il sito meglio preservato delle missioni gesuitiche che rimangono sul territorio argentino. Arrivata a  San Ignacio mi faccio portare dal taxi direttamente all' Adventure Hostel. Quando vedo il bel giardino con piscina ed amache appese agli alberi non ho dubbi che in questo posto avrò il tempo di rilassarmi per qualche giorno.
Nel pomeriggio ho appuntamento con le francesi che vengono solo per un giorno per visitare le rovine e devono ritornare in serata a Posadas. Sarei rimasta volentieri a farmi una siesta sull'amaca e avrei potuto visitare le rovine più tardi, ma un appuntamento é un appuntamento. Cosi andiamo a vedere San Ignacio Mini sotto il sole delle due del pomeriggio. Il biglietto dovrebbe includere anche una visita guidata ma il personale non ha tanta voglia di lavorare e la visita finisce per essere indipendente. Per fortuna il museo annesso offre ampie informazioni sull' esperimento compiuto dai gesuiti in queste terre. Il loro approccio non é di cambiare completamente le credenze dei guaraní ma di sostituire gradualmente il Dio cristiano al Tupá creatore del mondo a cui essi credono e di educarli attraverso laboratori di arti plastiche e musica e la costruzione di missioni che includono una chiesa, una piazza principale per le sfilate militari e le processioni ed intorno delle case destinate alle famiglie guaraní. In cambio dell' evangelizzazione e assoggettamento all'autorità gesuita i guaraní ottengono un miglioramento delle condizioni di vita, un istruzione e soprattutto protezione dalle incursioni di bande schiaviste provenienti da Sao Paulo (paoliste) in cerca di schiavi per i conquistadores portoghesi e spagnoli.
L'esperimento gesuita si interrompe nel 1767 quando la Corona spagnola ordina lo scioglimento della Compagnia di Gesù e la loro messa al bando e dispersione.
Quello che rimane a testimoniare l'incontro tra queste due culture cosi lontane é l' arte meticcia in cui il barocco in voga all'epoca in Europa si mischia con l'arte guaraní. Gli elementi decorativi sono presi direttamente dalla selva. Un esempio è il fiore della passiflora, che in spagnolo si chiama pasionaria, per rappresentare la passione di Cristo.
Il giorno dopo vado a visitare le missioni del Paraguay, quella di Santissima Trinidad e di Jesus Taravangué che per essere posteriori e per i materiali distinti utilizzati si presentano oggi meglio conservate. Tavarangué in guaraní significa: quello che avrebbe potuto essere. Questa missione non fu mai completata; alla espulsione dei gesuiti seguì la fuga e dispersione della comunità guaraní che fu gradualmente dispersa o finí al servizio dei conquistadores. Oggi giorno il guaraní é riconosciuto in Paraguay come lingua ufficiale insieme allo spagnolo.








giovedì 22 dicembre 2016

21 Dicembre: Solstizio d'Estate

Dopo aver provato senza successo dalle sei e mezza del mattino a fare l' escursione in barca nella laguna mi rassegno a partire verso Posadas.
Il viaggio sulla strada di terra rossa e fangosa é un avventura che farebbe felice mio fratello Michele. Io dopo due ore di musica cumbia scenderei volentieri per mettermi al fresco sotto uno degli abeti che punteggiano i campi ad ascoltare le cicale, insieme alle mucche ed ai cavalli che sembrano felici; penso piú felici di quelli che affollano le megastalle europee.
Ad un crocevia due gauchos stanno bruciando l' erba sul bordo di un rancio. Non faccio in tempo a scattargli una foto; ad ogni modo nella macchina traballante dubito sarei riuscita a metterli a fuoco. Ma mi piacciono i loro cappelli neri di falda larga ed i loro cinturoni di cuoio e tessuto colorato, lavorato dagli artigiani locali, i loro stivali di cuoio che saranno caldi sotto questo sole, ma necessari per lavorare con il bestiame nei campi.
Nelle quattro ore di viaggio lungo questa strada adatta a cavalli e trattori in nessun punto il filo spinato smette di delimitare il territorio tra un rancio immenso e l'altro. Solo gli ibis, gli aironi argentati, i falchi e gli innumerevoli altri uccellini che si liberano in volo al passaggio del fuoristrada possono ignorare questi confini imposti dall'uomo. In alcuni pantani i cavalli sguazzano lucenti sotto il sole nelle acque fertili, assorti nei loro giochi o forse nei loro rituali amorosi.
Alla cumbia si alterna il chamamé, che é la musica del Nord-Est argentino, ma io nel mio immaginario turistico avrei preferito un tango di Piazzolla come colonna sonora a questo paesaggio da cartolina argentina.
Posada é una cittadina della provincia di Missiones che costeggia il Rio Paraná, dall'altra parte del fiume si vede il Paraguay. Nelle strade grandi i miei piedi, nei sandali ancora sporchi di fango rosso, hanno giá nostalgia delle strade argillose dell' Esteros de Iberá; dei cavalli che pascolavano liberi lungo i bordi; dei cinguettii rumorosi che al tramonto erano presto sostituiti dai crá crá delle rane; del cicaleccio stridente di cicale che arrancavano come motoseghe nel pomeriggio estivo.
Con Coraline e sua madre ci rincontriamo sulla Costaneda, il lungofiume trafficato dai locali che approfittano del fresco della sera per correre o per mangiare gelato a chili, in coppe di polistirolo che da noi si userebbero per portarsi il gelato a casa. Anche le porzioni di gelato qui sono grandi.



20 Dicembre a Colonia Pellegrini

Al mattino mi sveglio alle nove sorpresa dal caldo dopo la pioggia ed il fresco della notte precedente.
Passo la mattinata nel parco. Dal cammino sul bordo della laguna vedo un cervo di Iberá che riposa al sole e mi tiene sott' occhio ma quasi si mette in posa per la foto. Piu in lá una famiglia di capibaras, madre, padre e piccolino pascolano nelle acque basse della laguna, apparentemente ignorandomi. Mi tengo a distanza e mi godo la scena come stessi vedendo dal divano un documentario di National Geographic.


Rifaccio il Camino de los Monos per vedere se sono piú fortunata del giorno prima ma neanche questa volta le scimmie si fanno vedere. Peró camminare sotto questi alberi tropicali, seguire da sola il sentiero indicato (il guardiaparchi mi ha detto che é impossibile perdersi) ha del magico: mi sento un Artemide nella foresta, a caccia di scimmie nascoste tra i rami alti, aguzzo le orecchie ad ogni piccolo fruscio di foglie ma l'unico rumore é quello dei miei passi sul selciato.
Di ritorno al villaggio dopo una camminata estenuante sotto il sole vado a mangiare alla Posada San Marco una bistecca troppo cotta e con troppo grasso per i miei gusti; per la gioia del cagnolino che mi ha puntata da quando mi sono seduta al tavolo.
Poi é tempo della siesta, ma mi faccio prendere la mano e dormo per tre ore. Non sento neanche la signora dell' Hospedaje Los Amigos dove alloggio, che bussa alla porta perché le francesi sono venute a cercarmi. Cosí mi perdo l'escursione in barca delle cinque del pomeriggio. Al risveglio mi dirigo verso il camping comunale e per strada incontro un tedesco in cerca di qualcuno che parli inglese e andiamo insieme verso il centro informazioni turistiche, all' ingresso del villaggio. Finiamo per passare il resto del pomeriggio a chiacchierare nel camping mentre ammiriamo le numerose specie di uccelli che ci cinguettano e svolazzano intorno ed aspettiamo il tramonto che dal camping, ci hanno detto, é una vista imperdibile. Poco prima del tramonto ritorna la barca con le francesi e concordiamo la partenza il giorno dopo per Posada.



Intanto decidiamo di andare tutti insieme a cenare al Bar Comedor Destino Iberá, che ci era piaciuto tanto il giorno prima, quando ci eravamo ritrovate per pranzo lí.
La serata scorre via piacevolmente con il servizio eccellente di Lucas, tra un bicchiere di Malbec e l'altro. Finiamo per chiacchierare anche con la coppia seduta ad un altro tavolo, che avevo visto a pranzo al San Marco. Lei di Buenos Aires e lui Israeliano, con il piccolo Simon di dieci mesi. Si sono incontrati in Messico e lui si é poi trasferito a Buenos Aires da tre anni ed ha aperto un ristorante vegetariano di falafel che, dice, sta andando molto bene ed é a pochi passi dall' obelisco.

mercoledì 21 dicembre 2016

Da Mercedes a Colonia Pellegrini


Dopo una notte di lotta con le zanzare e cercando con i tappi nelle orecchie di rimediare al rumore dell'aria condizionata ho passato la prima notte nell' Hostel Gitanes. Verso mezzanotte una pioggia torrenziale che batte con forza sul tetto si é aggiunta al concerto.
Alle cinque mi sono svegliata sconfitta: hanno vinto  le zanzare, nello specchio mi son vista la fronte ed un occhio gonfio per i morsi. Visto che ho recuperato il sonno perduto decido di mettermi in cammino per poter prendere il micro che va a Colonia Pellegrini e non dover aspettare quello delle 3 del pomeriggio.
Mercedes é un villaggio gaucho della provincia di Corrientes. I cartelli lungo la strada dicono che questa é una zona di risaie. Lungo la Avenida San Martin la maggior parte dei negozi vende prodotti agricoli e veterinari ed accessori di cuoio per i gauchos locali.
(Il gaucho é la versione argentina del cowboy dell'America del nord).
l' unica ragione per un turista di venire a Mercedes é perché é il punto di accesso verso Colonia Pellegrini e la riserva naturale dell' Estero de Iberá. Infatti le poche frasi che ho scambiato con la gente di Mercedes sono state domande per appurare se ci ero giá stata o se stavo per andarci.
Il tempo a Mercedes sembra scorrere ad un ritmo piú lento. Ci sono arrivata di domenica mattina dopo essere partita alle 10:30 della sera prima da Buenos Aires. Ho dormito fino a mezzogiorno e la calura estiva mi ha poi scoraggiato ad uscire fino alle cinque del pomeriggio. Ma anche a quell'ora non ho trovato nessun negozio o bar aperto. Mi é venuto mal di testa forse per l'aria condizionata del bus notturno o perché non avevo mangiato nulla. Mi sono buttata nella prima gelateria aperta che ho trovato aperta per chiedere un frappé, avevo bisogno di zuccheri. Per le strade deserte passano solo ragazzi o ragazze sulle loro moto, alcune con figli piccoli appiccicati al manubrio.
Lunedi mattina piove ancora ed devo percorrere a piedi tutta l'Avenida San Martin per andare alla stazione degli autobus. Non ho preso un taxi perché prima dovevo passare per un bancomat a ritirare un pó di contanti, visto che a Colonia Pellegrini non ci sono bancomat e dubitavo accettassero carte di credito. Fuori dalle due banche che ho passato c'era una fila di gente che aspettava che aprissero. All' uscita dal bancomat mi sono confusa ed ho preso un altra strada, cosí ho prolungato ulteriormente la camminata con zaino in spalla.
Nel minibus per Mercedes l'autista Daniel mi porta dal gommista per cambiare una ruota prima che arrivino le altre turiste da Buenos Aires. Per fortuna si é accorto che una ruota é bucata prima di partire, visto che mi dice che dei 120 chilometri che dovremo percorrere per Colonia solo 35 sono asfaltati e la pioggia torrenziale della notte precedente rallenterá il viaggio.
All' ufficio informazioni turistiche mi hanno detto che non é possibile andare da Colonia Pellegrini a Posadas e che dovró necessariamente ritornare a Mercedes e passare per Passo de los Libres o per Corrientes. Il territorio non é mai liscio e logico come appare su una mappa.
Daniel Ortiz é un chiacchierone e mi mostra lungo la strada gli animali della riserva in quello che dice é un aperitivo per il turista della riserva. Prima ancora di arrivare a Colonia ho già visto caimani, capibaras, cervi di Iberá dal caratteristico colore arancione ed uccelli acquatici di vari colori e dimensioni. Il piú grande sembra una cicogna ma ha un collo rosso ed un becco da pellicano; quando si alza in volo ha un apertura alare di due metri;  si chiama Yabirú.


Piú tardi, al Destino Iberá, unico ristorante che sembra essere aperto a Colonia ritrovo le due francesi, madre e figlia, che viaggiavano con me nel minibus. Chiacchieriamo un pó: anche loro vogliono andare a Posadas e ad Iguazú, ma hanno fretta perché la madre ha solo pochi giorni di ferie, la ragazza invece passerá sei mesi in Argentina.
Dopo un piatto di tagliolini al sugo fatti in casa e un bicchiere di rosso sono pronta per la siesta.  Mi risveglio alle 3 con i cinguettii tropicali di varie specie di uccelli e vado a passeggiare sulla strada di accesso per Pellegrini dove c'é un centro di informazioni sulla riserva. Provo a fare il percorso delle scimmie mentre il cielo minaccia ancora pioggia. Non vedo nessuna scimmia. Nella foresta lungo il percorso tracciato provo a memorizzare i nomi di alcune delle piante ma mi é impossibile ricordarle qui ora, molte sono in lingua guaraní.



Quando il temporale comincia sono già di ritorno al centro informazioni e ne approfitto per vedere un filmato che racconta la storia dei 30 anni del progetto di conservazione della riserva dell' Iberá.
La pioggia ha quasi smesso quando esco dal centro e lungo la strada di ritorno ritrovo le francesi. Si sono informate sulle alternative per andare a Posadas  e mi propongono di condividere un catcat, che non so esattamente cosa sia, probabilmente un fuoristrada. Quel che importa é che per meno di 70€ a testa potremo andare direttamente a Posadas senza dover ritornare a Mercedes. Ci guadagno un giorno di viaggio e soprattutto evito di partire alle 3:45 della notte su un bus per Paso de los Libres e poi da li a Posadas.Tutto questo mi ricorda Serrat: 《Caminante no hay camino, se hace camino al andar..》

domenica 18 dicembre 2016

Gli alberi di Buenos Aires


La cosa che mi ha colpito dippiu nei primi giorni che ho trascorso a Buenos Aires sono stati gli alberi. Quello nella prima foto é un ficus secolare, qui chiamato gomero, nei giardini della piazza di San Martin. Ho pensato che quest albero é stato li probabilmente da molto prima che si ergesse la statua del liberatore dell America del Sud. Non si riesce a contenerlo tutto in una foto. Avrá radici cosí profonde che se si sradicasse verrebbero giù i magnifici palazzi che circondano la piazza.
Il secondo é un ibiscus, nel cortile della casa dove abitano gli amici di cui sono stata ospite. Ho visto molti ibiscus e molti gelsomini, soprattutto nel quartiere Palermo, dove gli alberi attenuano il caldo afoso dell'estate metropolitana.
Infine quelli che mi hanno affascinato sono gli alberi di Jacarandá, che secondo google sarebbero palissandri. I loro fiori mi hanno fatto pensare ai glicini ma questi alberi sono di più grossa dimensione e i loro fiori in questo periodo si diffondono come un tappeto viola sulle strade della città.

mercoledì 14 dicembre 2016

Arrivo a Buenos Aires

Atterrata stamattina all'aeroporto di Ezeiza, la prima cosa che ho dovuto fare e' stato strapparmi di dosso il maglioncino a collo alto e la giacca di pile che erano stati necessari alla partenza e durante il volo.
Sono andata a chiedere al terminale dei taxi quanto mi sarebbe costata una corsa fino al quartiere di Palermo e mi hanno chiesto 640 pesos argentini. I miei amici di Buenos Aires mi avevano avvertito di non accettare nulla che superasse i 400. Sono quindi andata a prendere quello che si chiama ARbus, biglietto: 180 pesos.
Tutto il mondo e' paese ed i tassisti ci provano sempre, probabilmente succederebbe la stessa cosa a Roma o ad Amsterdam. Pero' la differenza di sapere la lingua del posto e' tutta li.
La corsa sull ARbus mi ha restituito il cielo limpido e terso di un mercoledi' mattina che da noi potrebbe esserci nel mese di giugno. Gli oleandri, i glicini enormi, il verde prima di arrivare in citta' e poi le strade ombreggiate dai vecchi alberi del centro mi hanno ricollocato in un punto molto a sud dell' equatore, dove tutto e' il contrario del cielo grigio e degli alberi spogli dell' autunno olandese. Sull'autobus un signore che era appena ritornato da un viaggio in Italia mi ha visto consultare la mappa di Buenos Aires e mi ha subito chiesto se avevo bisogno di aiuto per orientarmi. Ne piu' ne meno di quello che mi aspetto come benvenuto da questo magnifico paese che 10 anni fa' mi era rimasto nel cuore.
Al contrario di quello che sara' il mio viaggio qui, il signore mi raccontava di come era stato facile andare da Roma a Firenze, Venezia e Bruxelles passando per Parigi. L' Europa e' un posto molto piccolo per chi e' abituato a camminare su queste strade, a percorrere queste distanze enormi. Mi ha poi detto che se passavo per Salta sarebbe stato felice di suggerirmi posti da visitare. Aveva una vocina che a stento riuscivo a sentire, sopra il rumore del traffico della citta', ma sembrava molto contento di potermi dire di quanto gli fosse piaciuta Roma, Michelangelo, il David ed il duomo di Firenze. Poi e' stato il momento di scendere e dire addio al vecchio signore.
Ho raggiunto l' ufficio di Beto, dove ho lasciato lo zaino ed ora eccomi qua. Nel caffe' Sans, circondata da argentini e turisti, a degustarmi un cappuccino ed una media luna di prosciutto e formaggio. La media luna e' come chiamano qui il cornetto. Buonissimo. Nel bagno, mentre mi lavo le mani mi fisso sul giro che fa l' acqua mentre scorre nello scolo del lavandino. A sud dell' Equatore fa un giro contrario al senso dell' orologio. Perche' qui tutto e' al contrario.
Faccio davvero fatica a ricordarmi che siamo ad una decina di giorni dal natale. Fino ad ora non ho ancora visto gli addobbi, e indossando una maglietta a maniche corte la nebbia ed il freddo che faceva ieri ad Utrecht sono gia' un ricordo lontano.

sabato 19 novembre 2016

Un altro viaggio

Dieci anni dopo ritorno in Argentina. Sia io che lei saremo cambiate. Viaggiatrice e destinazione si scopriranno diverse . Vado alla scoperta di altri luoghi; non più la Patagonia e la Terra del fuoco ma il Nordest. Da Buenos Aires alle cascate di Iguazú.
Perché tornare?
 Dall' altra parte dell' emisfero ci si va con gli occhi di una bambina. Ad inseguire sogni. A costruire castelli sulla riva di un altro mare.
A ritrovare me stessa, dopo il pantano olandese.
Promessa per il Nuovo anno: continuare a scrivere, farlo dippiú.