Per fortuna i consigli comunali degli ultimi anni si sono resi conto dello scempio che si stava commettendo per cui i nuovi complessi sono stati costruiti con la premessa di restaurare e lasciare intatte le vecchie facciate francesizzate dei palazzi costruiti dagli immigrati italiani, francesi e spagnoli che sono stati la manodopera a basso costo della elite del secolo scorso.
Tutto questo e molto dippiú mi racconta Sebastian, la guida turistica con cui esploro la cittá in un percorso che ci porta dal Paseo del Buen Pastor alla Nuova Córdoba fino al quartiere Jesuitico.
La storia di Córdoba piú antica é legata anche qui a quella della Compagnia di Gesú che qui fondó la prima universitá di Argentina. La manzana (quartiere) jesuitica é stata restaurata e dichiarata patrimonio mondiale dell' umanitá da parte dell'Unesco nel 2000. Dei diversi complessi ecclesiastici che si possono visitare per me il piú impressionante é la chiesa della Compagnia di Gesú, costruita tra il 1645 e il 1671 dal padre fiammingo Philippe Lamaire. Il soffitto ha la forma della conca di una nave capovolta. Lamaire era un costruttore di navi. L' altare é un trionfo di barocco spagnolo.
Nei giorni che passo qui le chiese del centro sono spesso un rifugio di pace e di frescura dal caldo incessante dell'entroterra. Qui tutto é arsura, asfalto e negozi. Centinaia, forse migliaia di negozi di scarpe e vestiti sulle strade pedonali del centro affollate di gente che fa shopping.
Mi rifugio volentieri nei musei che sono spesso allocati in magnifici palazzi. Il piú bello é il museo superiore di belle arti nel palacio Ferreyra, un edificio in stile neoclassico che testimonia di un favoloso passato della cittá, quando i nuovi ricchi imitavano quanto di piú esclusivo e bello veniva da Parigi. In particolare mi colpisce la sala che espone opere di Carlos Alonso, con le sue serie di pitture intitolate Amanecer Argentino e Manos anònimas; una ricerca visuale negli abissi dell' ultima dittatura militare.
Provo a visitare anche il museo della memoria, che si trova al lato della cattedrale e della plaza San Martin, ma purtroppo é chiuso per rifacimenti, cosí resto per qualche tempo a contemplare l'assenza, il vuoto lasciato dai desaparecidos. L'edificio é al lato del Cabildo e della Cattedrale; non é difficile immaginare che le urla dei torturati arrivassero fino a lá e che chi occupava quei palazzi non potesse non sapere cosa stesse accadendo in quel luogo di morte. Difficile immaginare che questa strada rischiarata dal sole cocente di dicembre fosse fino a quache decennio fá l'antrone di accesso alla barbarie umana.



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