Sono andata a chiedere al terminale dei taxi quanto mi sarebbe costata una corsa fino al quartiere di Palermo e mi hanno chiesto 640 pesos argentini. I miei amici di Buenos Aires mi avevano avvertito di non accettare nulla che superasse i 400. Sono quindi andata a prendere quello che si chiama ARbus, biglietto: 180 pesos.
Tutto il mondo e' paese ed i tassisti ci provano sempre, probabilmente succederebbe la stessa cosa a Roma o ad Amsterdam. Pero' la differenza di sapere la lingua del posto e' tutta li.
La corsa sull ARbus mi ha restituito il cielo limpido e terso di un mercoledi' mattina che da noi potrebbe esserci nel mese di giugno. Gli oleandri, i glicini enormi, il verde prima di arrivare in citta' e poi le strade ombreggiate dai vecchi alberi del centro mi hanno ricollocato in un punto molto a sud dell' equatore, dove tutto e' il contrario del cielo grigio e degli alberi spogli dell' autunno olandese. Sull'autobus un signore che era appena ritornato da un viaggio in Italia mi ha visto consultare la mappa di Buenos Aires e mi ha subito chiesto se avevo bisogno di aiuto per orientarmi. Ne piu' ne meno di quello che mi aspetto come benvenuto da questo magnifico paese che 10 anni fa' mi era rimasto nel cuore.
Al contrario di quello che sara' il mio viaggio qui, il signore mi raccontava di come era stato facile andare da Roma a Firenze, Venezia e Bruxelles passando per Parigi. L' Europa e' un posto molto piccolo per chi e' abituato a camminare su queste strade, a percorrere queste distanze enormi. Mi ha poi detto che se passavo per Salta sarebbe stato felice di suggerirmi posti da visitare. Aveva una vocina che a stento riuscivo a sentire, sopra il rumore del traffico della citta', ma sembrava molto contento di potermi dire di quanto gli fosse piaciuta Roma, Michelangelo, il David ed il duomo di Firenze. Poi e' stato il momento di scendere e dire addio al vecchio signore.
Ho raggiunto l' ufficio di Beto, dove ho lasciato lo zaino ed ora eccomi qua. Nel caffe' Sans, circondata da argentini e turisti, a degustarmi un cappuccino ed una media luna di prosciutto e formaggio. La media luna e' come chiamano qui il cornetto. Buonissimo. Nel bagno, mentre mi lavo le mani mi fisso sul giro che fa l' acqua mentre scorre nello scolo del lavandino. A sud dell' Equatore fa un giro contrario al senso dell' orologio. Perche' qui tutto e' al contrario.
Faccio davvero fatica a ricordarmi che siamo ad una decina di giorni dal natale. Fino ad ora non ho ancora visto gli addobbi, e indossando una maglietta a maniche corte la nebbia ed il freddo che faceva ieri ad Utrecht sono gia' un ricordo lontano.
«È una regola della vita che si possa (anzi, si debba) imparare da tutti. Ci sono cose della serietà della vita che possiamo imparare da ciarlatani e da banditi, ci sono filosofie che gli stolti possono insegnarci, ci sono lezioni di fermezza e di legge che provengono dal caso e da coloro che fanno parte del caso. Tutto è in ogni cosa.
RispondiEliminaIn certi momenti chiarissimi delle mie riflessioni come quando, di primo pomeriggio, mi aggiro osservando le strade, ogni persona mi porta una notizia, ogni casa mi offre una novità, ogni manifesto ha per me una notizia.
La mia silenziosa passeggiata è una conversazione continua, e tutti noi, uomini, case, pietre, manifesti e cielo, siamo una grande moltitudine amica che fa a gomitate con le parole nella grande processione del Destino.»
—Fernando Pessoa, «Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares», trad. Maria José de Lancastre e Antonio Tabucchi.